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Attraverso il diario e le lettere, prende vita il racconto maturo e commovente di Esther Hillesum: giovane ebrea olandese, nata nel 1914 a Middelburg. Ribelle, artista e testimone oculare del dramma della Shoah.
Nel 1941, quando l’Olanda è già in mani tedesche, Etty intraprende la sistematica scrittura di un diario, cronaca degli avvenimenti interiori ed esteriori di quei giorni, di quegli anni. Con lo scorrere delle pagine si assiste a progressive trasformazioni e ad un’intensa ricerca spirituale si fa strada nel cuore di Etty, permettendole di operare scelte e gesti in coerenza con la propria nuova visione della vita e del mondo. Finché, nell’incedere incalzante di un mondo impazzito, sarà lei stessa a chiedere di farsi trasferire nel campo di smistamento di Westerbork, per assistere gli ebrei prigionieri in attesa della deportazione definitiva. Qui lavora incessantemente, come un “cuore pensante della baracca”.Nel 1943, costretta infine a salire con gli altri sul treno diretto ad Auschwitz, da un finestrino getta la sua ultima testimonianza: una cartolina con su scritto “abbiamo lasciato il campo cantando…”.Dichiarazione di un coraggio e di una fiducia capaci di sbiadire le tenebre circostanti.
“Il marciume che c’è negli altri è anche in noi, e non possiamo far altro che strappar via il nostro marciume. E’ l’unica lezione di questa guerra!”
Il pubblico rivive, attraverso parole, movimenti e musica, la storia vera della giovane ebrea olandese e della sua ricerca umana, psicologica e spirituale, capace infine di ritrovare, nel tormento incalzante di una torbida, incomprensibile guerra, la luce di un ultimo sorriso.
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